Aggregatori di contenuti: pericolo per l’editoria online?

Aggregatori di contenuti: pericolo per l’editoria online?

Gli aggregatori di notizie e contenuti come Paper.li, Flipboard, Zite e Pocket ci fanno sentire dei veri editori. Ma cosa ne pensano i direttori di famosi magazine online, possono diventare un pericolo?

La loro comodità è nota: una volta scelti i feed da seguire decidendo quali siano i contenuti che più ci interessano, è possibile creare una sorta di vostra rivista online. Per il momento la maggior parte degli aggregatori è disponibile per dispositivi mobili, ma ne esistono anche di già funzionanti su browser completi (Safari, Chrome, Firefox, IE9+).

Molto funzionale e già disponibile anche per pc è ad esempio Paper.li, che permette di scegliere non solo il tema e le notizie da condividere, ma anche il tipo di font e un minimo di impaginazione.
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È recente, invece, l’annuncio del passaggio di Flipboard da applicazione mobile a applicazione web. In un primo momento si potranno solo visualizzare le riviste “fai da te” create su smartphone, ma nel giro di qualche mese sarà possibile editarle anche su PC. Come ora, inoltre, si potranno condividere questi magazine personali anche sui social. Grazie a parternship illustri come il New York Times, Flipboard ha raggiunto un vasto consenso di pubblico: basti pensare che da marzo (mese in sui è stata lanciata un’ultima versione dell’aggregatore) sono state create e condivise sui social ben due milioni di riviste personalizzate.
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Zite è tutt’ora disponibile solo su Apple store, ma è in previsione la realizzazione di quest’app anche per android ed è in progetto anche anche la versione per browser.
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Su Pocket, infine, si possono “salvare” le notizie e leggerle in un secondo momento. Le riviste create sono disponibili sia da pc che da smartphone o tablet.
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Se per gli utenti la creazione di magazine personali e la loro condivisione risulta utile e divertente, per alcune testate giornalistiche questo tipo di informazione è sinonimo di concorrenza (giudicata a volte sleale). Il lettore non approfondisce la fonte della notizia vista su un giornale creato da un altro utente. Questo fa sì che, nonostante un ipotetico articolo sia scritto su una testa autorevole, il sito della stessa non venga mai visualizzato dal lettore. Inoltre le aziende e gli inserzionisti potrebbero creare a loro volta un vero e proprio magazine on line per auto-pubblicizzarsi, evitando di pagare banner sui siti di famose riviste on-line o sulla carta stampata.

Una nota positiva sembrava essere, per queste grandi testate, il fatto di non dover creare un app per la condivisone dei propri contenuti, scelta che ora però appare azzardata dato il successo degli aggregatori.