Google Baseline Study per mappare il genoma umano

Google Baseline Study per mappare il genoma umano

Google lancia un nuovo progetto, e questa volta niente oggetti materiali, bensì il genoma umano. Attraverso il Baseline Study, l’azienda di Mountain view vorrebbe infatti raccogliere i dati genetici di migliaia di volontari, garantendone l’anonimato.

Qual è lo scopo del Google Baseline Study?

Secondo il Wall Street Journal, il colossale lavoro di archiviazione dati servirebbe a mappare il genoma umano del perfetto individuo in salute, per studiare quali siano le malattie trasmesse per via ereditaria. Tutto questo sarà possibile attraverso l’uso di un kit (in fase di creazione da parte di Google), in grado di controllare le diverse attività biologiche delle persone che si sottoporranno volontariamente a questi studi. Tra i dispositivi portatili di tale kit, vi sono delle speciali lenti a contatto in grado di identificare il livello di glucosio nel sangue: verranno vendute dopo che i volontari di Baseline le avranno testate.

Google quindi si dà alla filantropia? Forse, ma non è un mistero che questo sia un business che può garantire alti profitti. Se in futuro verranno messe in commercio non solo le lenti a contatto che monitorano i livelli di glucosio, ma anche altri gadget che potrebbero monitorare la salute in maniera efficace, chi non vorrebbe acquistarli? Inoltre, secondo alcuni, la mossa di Google servirebbe a far proseguire l’attività di 23andme, azienda di ricerca genetica in cui il colosso di Mountain View ha fortemente investito. La Fda, lo scorso anno, ha infatti bloccato l’entrata in commercio dei kit per la raccolta e l’analisi dei dati genetici usati da questa azienda, poiché essi devono essere controllati e in seguito autorizzati, prima di finire sul mercato. Va detto comunque che i big data raccolti in questo caso da Google, non finiranno per essere venduti ad altre compagnie e non serviranno per fini commerciali.

Se queste ricerche porteranno in futuro ad una consapevolezza maggiore riguardo la prevenzione delle malattie, mi auguro che questo studio (e molti altri) proseguano e che, grazie ad essi, vengano curati più pazienti possibili.