Il pinguino Linux compie vent’anni

Sono trascorsi esattamente vent’anni. Correva la tarda estate del 1991 quando uno studente finlandese, Linus Torvalds, diede vita quasi per caso al sistema operativo Linux. Una creazione che apriva la strada al concetto di “open source”, di collaboratività gratuita a un’innovazione non poteva avere proprietari e che poggiava su un puro sentimento di partecipazione money free. Ovvero la linfa vitale del Web 2.0, una realtà in cui Linux ha saputo sempre tenersi al passo con i tempi, e rispondere con l’evoluzione alle nuove idee e alle mode.

Una rivoluzione subito intuita dai colossi

Ma vediamo di riavvolgere brevemente il filo della storia. Tutto partì da un emulatore di terminale che Torvalds realizzò per accedere al Sistema Unix della sua università e poi arrivare a un kernel, ovvero un software avente il compito di fornire ai processi in esecuzione sull’elaboratore un accesso sicuro e controllato all’hardware.
Di seguito lo studente rese pubblico il codice sorgente della sua creazione e chiese la disponibilità degli sviluppatori per migliorare e ampliare il neonato Linux. Et voilà: ecco nascere la strada dell’ open source, e insieme l’interessamento dei colossi del settore come Ibm, Sun e Novell. Il business non si sarebbe però orientato sulla vendita delle licenze software, quanto piuttosto intorno alla distribuzione dei servizi pre e post implementazione del software stesso.

Oggi presente dappertutto, smarthphone inclusi

Di qui il successo di Linux. Il pinguino – introdotto come simbolo ufficiale nel 1996 – anima oggi la maggioranza dei servizi offerti dai giganti del web, oltre a server, terminali, smart Tv, console e centinaia di Pc con la sua ottima distribuzione Ubuntu. La consacrazione più evidente è però arrivata con Android, cervello di più di cento milioni di smart phone nel mondo. Un sistema operativo che utilizza una versione modificata del kernel introdotto proprio vent’anni fa.