I progressi della robotica hanno portato alla produzione di droni sempre più sofisticati. L’evoluzione dei robot incuriosisce e spaventa allo stesso tempo: alcuni imparano come bambini, altri sono delle perfette macchine da guerra. Scopriamone alcuni insieme.

Tutta italiana è la costruzione di Icub, creato presso l’istituto di tecnologia di Genova. I suoi inventori sono riusciti recentemente a dotarlo persino di una pelle artificiale che, grazie ad alcuni sensori, riesce a dargli l’uso del tatto. Questo è l’ennesimo passo avanti per il piccolo androide che già in precedenza aveva mostrato doti fuori dal comune: possiede, infatti, un programma per l’apprendimento progressivo di una lingua, che lo rende ricettivo in maniera simile a quella di un bambino.

Se Icub intenerisce ed incuriosisce la massa, ci sono altri tipi di robot che spaventano e preoccupano. Christof Heyns ha recentemente esposto, al consiglio per i diritti umani dell’ONU, i suoi dubbi riguardo ad alcuni androidi che potrebbero essere usati in guerra.

Proprio ad Harvard stanno progettando BigDog, un drone dall’aspetto di ragno che non teme ostacoli sui terreni delle zone di guerra. Le sue “zampe” gli permettono di solcare lande accidentate dando una mano ai reparti di fanteria come portantino.

Nulla di terrificante, ma Heyns probabilmente si riferiva ad altri androidi che come BigDog sono in grado di muoversi autonomamente. Egrave; il caso di Sugv, sviluppato direttamente dall’US Army. Questo robot da guerra è dotato di mitragliatrici, capaci di colpire oggetti in movimento.

Nonostante tutto un mondo dove i robot combattono autonomamente senza far capo all’essere umano è ancora lontano: si pensi ad esempio agli algoritmi che impongono ad una munizione di autodistruggersi nel caso non trovi il bersaglio prefissato (questi software sono una consuetudine in ambito militare da almeno vent’anni). Inoltre è da considerare il fatto che lo stesso androide può essere usato sia in campo civile che bellico, come sempre sta all’uomo decidere.