Ecommerce, tra presente e rosee prospettive future

Sempre più social e interconnessi, votati all’upload di contenuti in rete, gli italiani ora sono attesi dalla sfida di colmare il gap sul fronte ecommerce. Rispetto alla media europea viaggiamo con percentuali di contrattazioni virtuali ancora basse, e ferme da diverso tempo. Questione di abitudine culturale, questione di strumenti informatici non ancora al passo con gli standard offerti dai principali stati europei. L’obiettivo non è quello di raggiungere i paesi scandinavi, che in ambito di commercio elettronico rappresentano una vera e propria eccellenza. Più realistico risulta invece puntare alla quota del 15% sulle vendite totali, ovvero l’indice medio comunitario.

Mentalità e investimenti strutturali

Al momento nel Belpaese siamo fermi a un indice del 5%, basso ma non misero. Sono soprattutto le piccole e medie imprese a registrare un importante ”gap” nell’utilizzo del web per le vendite. A volte manca la mentalità, a volte la volontà e le risorse per sperimentare, a volte mancano le competenze.
Le prospettive sono però positive e i brand iniziano a cogliere le opportunità della Rete, segnale che sta prendendo corpo un cambio di mentalità. Altro nodo fondamentale è rappresentato dallo sviluppo delle infrastrutture, operazione di cui si sono presi carico l’Agenda Digitale e i principali operatori Tlc. Per garantire piene potenzialità all’ecommerce l’Italia non può prescindere da un servizio di banda larga diffuso su tutta la penisola, e in periodi brevi. Risolta questa pesante tara – che mette il Belpaese sullo stesso piano di aree periferiche come l’Europa orientale – si potrà partire con grande slancio, e sfruttare tutte le opportunità della compravendita telematica.

Il commercio elettronico del domani

Ci attendiamo, come del resto si può osservare già in questa fase, uno scenario dalle innumerevoli sfaccettature. Imprese di grandi dimensioni, multinazionali, affiancate da una coltre di medi e piccoli esercizi, pronti a competere sul mercato ciascuno con strategie differenti. A far la differenza possono essere gli investimenti, ma non necessariamente, servono anche inventiva, capacità di rischio, sensibilità al contesto e alla concorrenza. Per un mercato elettronico che aspira a presentarsi vivace, dinamico e molto agguerrito.