eCommerce tricolore: in 18 anni passi da gigante

Correva il lontano 1994 quando in Italia comparvero le prime attività di ecommerce. Ora, nel 2012, il commercio elettronico ha tagliato il traguardo della maggiore età, 18 anni accompagnati da un fatturato di 18 miliardi di euro. In questo lasso temporale si collocano tre momenti importanti di crescita: nel 2000 con il boom delle dot com, nel 2005 con l’ingresso dei retailer che vendono tramite catene distributive tradizionali e infine negli ultimi due anni con l’avvento di operatori stranieri come Amazon, il boom dei siti di vendite istantanee come Groupon, dei private outlet e dei siti di gioco online. Tra gli altri settori d’impiego crescono anche moda e arredamento, mentre restano stabili settori più maturi come quello del turismo. Una riprova significativa viene offerta dall’incremento del 32% sul volume di affari registrato solo negli ultimi 12 mesi.

Una soluzione necessaria, che genera occupazione

Le persone impiegate nell’ecommerce sono in aumento, soprattutto nelle aziende di medie dimensioni. Presso le imprese che fatturano sopra i 5 milioni si registra invece una riduzione del numero medio rispetto allo scorso anno grazie a una maggiore efficienza dei processi. Di fatto, tutti i competitors, grandi e piccoli, non possono più prescindere da un assunto: con l’attuale crisi economica, mettere a punto una strategia di rete (e-commerce, cloud computing) è divenuta una scelta obbligata di sopravvivenza. La sezione Digital continua infatti a ottenere performance migliori rispetto alla distribuzione tradizionale. Numerose sono le opportunità offerte dai nuovi strumenti telematici, e nel contempo sta crescendo la confidenza degli utenti nei confronti dell’acquisto online.

Sguardo anche oltre i confini

Dall’altra parte, molte aziende italiane guardano anche ai mercati esteri, implementando strategie che permettano di mantenere adeguati livelli di redditività nonostante la competizione internazionale. I Paesi in cui le aziende italiane sono più presenti sono Germania, Francia e Svizzera, seguite da Spagna, Regno Unito e dagli altri Paesi dell’area nord-europea. Ma si guarda anche oltre, alle prossime frontiere dello sviluppo, ovvero il continente asiatico e l’America Latina.

Marketing docet

Le difficoltà che le società incontrano in questo percorso sono associate in parte all’esigenza di monetizzare gli investimenti marketing in un contesto a elevata complessità, in parte a fattori tecnologici e logistici. Social media e applicazioni hanno definitivamente conquistato un ruolo rilevante nella strategia di marketing e comunicazione e iniziano a essere sfruttati anche come piattaforma di vendita. I fattori ritenuti prioritari per entrare in mercati esteri sono legati all’area del marketing e alla promozione del proprio brand e dei prodotti venduti. Rilevante in particolare l’ottimizzazione sui motori di ricerca (SEO) e una presenza più efficace sui social media. I contenitori ritenuti più efficaci sono Facebook, YouTube, Twitter e Google+, con una netta preferenza per il primo. Esempi di iniziative su questi media comprendono la creazione di concorsi, applicazioni gaming e il couponing su Facebook. Molte aziende gestiscono un canale YouTube in cui vengono pubblicati i propri spot pubblicitari, video che supportano operazioni promozionali e altri contenuti multimediali.

Il cerchio si chiude con gli apparati di logistica e spedizione della merce , che risultano aspetti essenziali in quanto incidono sulla propensione all’acquisto da parte dei clienti e sui costi da sostenere. Come una pianta rigogliosa, l’ecommerce amplia ramifica sempre più il suo spazio vitale.