Cloud tra novità, privacy e diffusione in Italia

Cloud tra novità, privacy e diffusione in Italia

Lo sviluppo della rete Internet di rado ha avuto una ben precisa direzione come nell’ultimo periodo e questa direzione è il cloud. Già, perché questa simpatica nuvoletta è parte della nostra quotidianità anche se forse non ce ne rendiamo perfettamente conto.

Cloud a misura d’uomo

Al giorno d’oggi per riuscire ad essere produttivi bisogna leggere le email appena arrivano, avere sempre a disposizione i propri documenti più importanti e, perché no, ascoltare musica nei tempi morti. Tutto questo è possibile grazie al cloud. Sul versante domestico l’esempio più lampante sono le smartTV che stanno entrando in ogni casa facendo da ariete per molti altri gadget che presto avremo a disposizione dai frigoriferi intelligenti che ci dicono ogni cosa degli alimenti che abbiamo in casa, alla lavatrice che inizierà il lavaggio se glielo diremo con uno smartphone, fino ad arrivare all’automobile con sistemi infotainment avanzatissimi, analisi dei consumi e gestione dei dati.

Privacy Cloud

Non è però tutto oro quello che luccica, perché se da un parte il cloud rappresenta una grandissima opportunità ed un utilissimo strumento, porta con sé enormi problematiche legate alla privacy degli utenti. Le ultime “novità” legate allo scandalo DataGate ne sono la prova. Le agenzie governative possono, se vogliono, accedere ai nostri dati in barba alle norme sulla privacy che ci vengono mostrate quando iniziamo ad usare un servizio online.

Da questo punto di vista però inizia a muoversi qualcosa. L’Unione Europea, in seguito alle rivelazioni di Snowden, ha infatti reso noto di voler analizzare la problematica privacy legata anche al fenomeno cloud per poi legiferare in materia e porsi come garante e certificatore di servizi che rispettino i principi fondamentali in materia dell’UE.

Cloud in Italia

Detto questo in Italia forse possiamo dormire sonni un po’ più tranquilli, o meglio, sono meno le persone che devono preoccuparsi per violazione di dati coperti da privacy. Sì perché, come spesso capita in questo settore, il nostro paese rimane indietro rispetto alle percentuali mostrate dalle “locomotive d’europa”. Secondo una recente ricerca della School of Management del Politecnico di Milano riguardo le PMI, ben il 35% degli intervistati non conosce il cloud e i servizi che può offire. Inoltre solo il 20% delle aziende con meno di 50 dipendenti adotta servizi cloud ed addirittura il 41% delle aziende intervistate afferma di non essere interessata al cloud. I principali deterrenti all’introduzione dei servizi cloud sono per il 40% l’integrazione con l’infrastruttura esistente, per il 38% la difficoltà di identificazione del rapporto costi/benefici e per il 36% problemi legati alla sicurezza. Considerando che il tessuto industriale italiano è composto per la maggior parte di piccole e medie imprese, questi numeri non sono incoraggianti.

Se dal punto di vista privato siamo in buone condizioni, il settore pubblico non brilla certo. Ma c’è qualche barlume di speranza: nei prossimi mesi infatti ci sarà una razionalizzazione dei data-center che passeranno da circa 5000 a 40 (2 per regione) con assegnazione alle regioni delle responsabilità per l’ICT pubblico e la gestione dei nuovi servizi (come il fascicolo sanitario elettronico, l’anagrafe nazionale ed altro ancora) con un risparmio stimato di 5 miliardi di euro in 5 anni, aspetto molto positivo per le casse dello stato.

Il cloud è il futuro, se non il presente, di internet e prima si riuscirà a conoscerlo e a regolamentarlo, prima si riusciranno a sfruttare le sue enormi potenzialità.