Guida ai 200 fattori SEO: l’algoritmo di Google (6)

Guida ai 200 fattori SEO: l’algoritmo di Google (6)

Dopo aver visto quali sono i primi 136 punti di cui tenere conto per ottimizzare un sito, continuiamo la nostra guida sui fattori SEO che Google prende in considerazione per decidere il ranking delle pagine web. Oggi ci concentriamo su alcune regole particolari che molti esperti ritengono inserite all’interno dell’algoritmo di Google.

Fattori SEO a livello di algoritmo di Google

  1. Query Deserves Freshness: Google assegna qualche punto extra alle pagine di recente creazione per determinate ricerche.
  2. Query Deserves Diversity: Google differenzia i risultati delle SERP relativi a termini che potrebbero assumere più significati.
    Approfondisci su moz.com.
  3. Cronologia delle ricerche degli utenti: i siti visitati frequentemente da un utente ottengono un ranking migliore nelle SERP mostrate a quel particolare utente in successive ricerche.
  4. Cronologia delle ricerche degli utenti: la sequenza delle ricerche effettuate da un utente in un’unica sessione di navigazione influenza i risultati nelle SERP; se ad esempio un utente cerca prima “recensioni” e successivamente, in una nuova ricerca, “tostapane”, il motore di ricerca di Mountain View mostrerà maggiormente siti che propongono recensioni di tostapane.
    Approfondisci su www.theverge.com.
  5. Geo Targeting: per definire le SERP Google tiene particolarmente conto dell’IP del server ed il TLD del portale confrontandoli con IP e posizione dell’utente.
  6. Safe Search: i siti web con contenuti per adulti o violenti non verranno mostrati nelle SERP se Safe Search è attivato.
  7. Cerchie Google+: Google inserisce nelle SERP (in posizione privilegiata) i risultati trovati all’interno dei contenuti pubblicati da autori inseriti all’interno delle cerchie Google+ dell’utente che ha effettuato la ricerca.
  8. DMCA Complaints: Google penalizza le pagine web che risultano essere DMCA (Digital Millenium Copyright Act) complaints.
    Approfondisci su techcrunch.com.
  9. Domain Diversity: l’update “Bigfoot” è stato introdotto da Google con l’intenzione di visualizzare risultati relativi a domini il più possibile differenti all’interno di una SERP.
    Approfondisci su moz.com.
  10. Transactional Searches: Google spesso mostra risultati differenti per le ricerche relative a keyword in ambito ecommerce come ad esempio quelle sui biglietti aerei.
  11. Local Searches: Google solitamente posiziona i risultati relativi a Google+ Local più in alto rispetto ai risultati organici all’interno delle SERP.
  12. Google News Box: alcune keyword attivano il box Google News nelle SERP.
  13. Big Brand Preference: dopo l’attivazione del “Vince Update” il motore di ricerca di Mountain View ha iniziato a assegnare punti extra ai brand più famosi relativamente a determinate ricerche.
    Approfondisci su searchengineland.com.
  14. Shopping Results: non raramente Google inserisce i risultati di Googe Shopping all’interno dei risultati organici nelle SERP.
  15. Image Results: Google ottimizza (anche eccessivamente) i risultati di immagini utilizzando i ridultati delle ricerche simili più comuni.
  16. Easter Egg Results: in Google sono appassionati di Easter Egg e quindi spesso ne inseriscono anche nelle SERP o meglio: i risultati non vengono visualizzati affatto! È il caso della ricerca “Atari Breakout” che permetteva di avviare un videogioco!
    Approfondisci su wikipedia.org.
  17. Single Site Results for Brands: ricerche legate a domini oppure a brand specifici generano SERP con molteplici risultati relativi allo stesso sito.
    Approfondisci su searchengineland.com.