La condivisione, Creative Commons e Aaron Swartz

La condivisione, Creative Commons e Aaron Swartz

Prendendo spunto dai fatti successi in questi giorni, oggi voglio essere un po’ meno concreta e “filosofeggiare” riflettendo un po’…

Condividere?

Spesso leggete nei post di chi si occupa di Social Media Strategy la parola condivisione e con la stessa fequenza esperti, bloggers e professionisti pongono enfasi su questo concetto: nelle strategie social è importante condividere, per promuovere la tua identità digitale è fondamentale condividere i tuoi contenuti, per far conoscere il tuo pensiero diventa necessario condividere. Mettere in circolo un contenuto, pubblicarlo nella rete è un gesto tecnicamente semplice. Pensiamo alla rivoluzione (polemiche comprese) che hanno portato i CMS, oppure più concretamente concentriamoci su Facebook e alla rapidità con cui pubblichiamo foto e commenti. Noi tutti, in effetti, siamo diventati dei contributor (quelli bravi dicono così!), ovvero utenti che interagiscono attivamente arricchendo la rete e il web di contenuti. Non importa di che tipo o con quale finalità: sia se pubblichi una bella foto di un tramonto scattata durante le tue vacanze, sia se sei un fotografo professionista, concretamente il risultato non cambia: stai dando il tuo personale contributo.

…o proteggere?

Il concetto di licenza, nella mentalità comune, è legato ad azioni di protezione, restrizione, monetizzazione: per aprire un’attività commerciale devo avere una licenza (che pago). I professionisti quando scrivono un libro o una canzone, quando dipingono un’opera o scattano una foto proteggono le stesse preservandone il diritto di autore e questo fa sì che chiunque voglia riprodurre quell’opera debba necessariamente avvisarli o corrisponda del denaro per poterla utilizzare.

La web communication: la creatività digitale è ricchezza da condividere

È possibile trovare un punto in comune tra questi due concetti così apparentemente distanti? Se io sono un autore è logico pensare che chi utilizzerà le mie opere dovrà riconoscermi del denaro! Se io sono un fotografo vorrò tenere per me le mie immagini proteggendole con ciò che comunemente conosciamo come copyright o diritto d’autore… è lavoro! Volete veramente capire su quali fili sottili si muove e si sviluppa il successo in Rete? Fate un salto di qualità, iniziate a pensare Social e sarete liberi! È proprio qui che si gioca tutto, questa è la chiave di volta per entrare nel meccanismo vero e viscerale della web communication. Per un’alchimia propria della Rete, l’utente o l’azienda che avrà successo, sarà colui o colei che prima imparerà ad abbandonarsi e vivere la condivisione, ma non per finalità legate esclusivamente al business, ma come naturale evoluzione della propria creatività. In rete più dai generosamente e più ricevi, più condividi e metti in circolo il tuo sapere e più riceverai. I paradigmi ai quali da sempre siamo stati abituati si ribaltano: il tuo sapere ha valore solo se diventa di pubblico dominio e se messo liberamente a disposizione di altri perché solo così può arricchire, solo così potrà evolversi acquisendo un valore che va oltre quello materiale. Così succederà che un tuo pensiero, una tua osservazione potrà essere di stimolo per altri in una catarsi continuo che non smetterà mai di fermarsi perchè costantemente in evoluzione.

La Licenza Creative Commons

Questi simboli che vi sarà capitato di vedere su alcuni blog o siti, rappresentano le diverse opzioni disponibili di una licenza chiamata Creative Commons. A mio modo, potrei descrivervi questa licenza come la pura sintesi grafica del concetto della vera web communication così come l’ho appena descritta. La home del sito recita:

“Creative Commons helps you share your knowledge and creativity with the world. Creative Commons develops, supports, and stewards legal and tecnica infrastructure that maximizes digital creativity, sharing, and innovation”.
Il movimento che ha portato alla creazione di questa licenza nasce nel 2001 grazie al supporto del Centro del pubblico dominio e a esperti che hanno creduto fin da subito nella importanza della condivisione del sapere. Oggi questa licenza è usata dai professionisti del web. Se vedete quindi questi simboli sappiate che l’autore di quell’opera crede e lavora con e per questa filosofia. La licenza Creative Commons è rilasciata gratuitamente (e come altrimenti!?) anche se presenta differenti livelli di restrizione che sono chiaramente spiegate sul sito.

Aaron Swartz e l’incapacità di condividere il dolore

L’11 gennaio 2013 all’età di soli 26 anni Aaron Swartz, brillante programmatore e riferimento di spicco nel mondo digitale, si suicida e proprio sul sito Creative Commons oggi è possibile leggere:

“Aaron Swartz è stato amico e ispiratore della Creative Commons Community. Da adolescente, Aaron Swartz ha aiutato a progettare le licenze Creative Commons. Il suo genio si riflette in RSS, Archive.org, DemandProgress.org, e decine di altri importanti progetti.”

Sì, Aaron credeva fermamente nella condivisione del sapere così come io credo nella rete, nei social e nella loro essenza per come l’ho descritta in questo post. Ma non voglio accodarmi al sentiment generalizzato che pare stia facendo di questo ragazzo un martire. Aaron era un creativo, promettente riferimento della rete con intuizioni e doti che andavano ben oltre alle capacità di molti (e lo ha dimostrato). Aveva da un anno subito un’accusa e una condanna (fondate o meno non è questo il luogo per discuterne) che lo hanno schiacciato: mentalmente, fisicamente, psicologicamente. La depressione è dilaniante non guarda in faccia a nessuno, conosco il problema, ma tutti noi attraversiamo momenti neri nella nostra vita, bui che ci permettono di prendere atto delle nostre fragilità… certo è dura. Ed è lì che si gioca tutto. Il rifiuto della vita e quindi del suo valore, il suicidio è un atto grave, mai condivisibile o da mercanteggiare e confondere con sentimenti di “giustificazione” a ciò che purtroppo questo ragazzo ha dovuto subire. Provo profonda pena e sincero dispiacere per questa persona così fragile che non ha retto, ma la vita è sacra e così come ti è stata donata tu hai il dovere di preservarla, curarla, amarla anche per quello che (purtroppo) a volte e irrimediabilmente ti offre (pugni in faccia compresi)…è la vita. La Rete si è mobilitata e per commemorare Aaron migliaia di studiosi e accademici hanno deciso di postare liberamente i loro lavori su internet utilizzando l’hashtag #pdftribute (qui potete leggere un articolo dell’amica @AsiClaypool che ne parla). Trovo questo gesto meraviglioso, così come i contenuti che ho già archiviato, ma non posso fare altro che tornare nuovamente all’inizio di questo post, al termine condividere, provando malinconia per un ragazzo che ha fatto di questa parola una crociata virtuale grandiosa ma, contemporaneamente motivo di disfatta irreparabile nella vita reale…

Con un velo di malinconia vi auguro un concreto e reale #futurosemplice di condivisione.
Rosa