Imprese italiane: “social”, ma prive di strategie efficaci

Facebook, Twitter, blog e derivati. I social media sono considerati strumenti utili per aumentare l’interazione con i consumatori e per raccogliere opinioni sul brand o sui relativi prodotti, ma le aziende italiane non hanno ancora adottato strategie efficaci per sfruttarne le capacità di “volano” verso nuove opportunità di business. A rivelarlo è l’indagine “Quanto è Social la tua Azienda?”, condotta in collaborazione da AIDiM, ANVED ed eCircle. I numeri confortanti non mancano. Secondo l’indagine – cui hanno contribuito 315 responsabili marketing e direttori commerciali operanti nei principali settori merceologici – il 75% delle aziende utilizza già i social network, ma non ne fa ancora adeguato uso, mettendo invece in mostra obiettivi generici e poco focalizzati.

Predisposizione favorevole, ma ci sono diverse tare

Facebook si conferma il “contenitore” preferito, anche per il settore B2B, seguito a ruota da LinkedIn e Twitter; nonostante sia “appena nato”, anche Google+ registra un alto tasso di gradimento (il 25% delle aziende lo ha già scelto). Oltre il 60% delle imprese sceglie di promuovere il proprio brand o prodotto con una fan page e il 50% lo fa con un profilo, mentre solo il 30% sceglie di pianificare campagne pubblicitarie sui social media. Inoltre, solo il 58% delle aziende rispondenti aggiorna con regolarità il proprio spazio. Le tare non finiscono qui. Appena il 39% dei propri clienti interagisce con regolarità sui social media. I motivi vanno dallo scambio di opinioni sui prodotti con altri utenti (50%), alle richieste di assistenza al customer care e feedback sul prodotto/servizio acquistato (oltre 30%). A livello di screening “geografico”, tra le città più collegate ci sono ovviamente Milano e Roma, ma anche Bologna, Torino e Venezia.

Obiettivo: implementare uno step culturale

Molte delle imprese italiane si dichiarano convinte che l’utilizzo di questi strumenti influenzi la cultura organizzativa. I benefici, almeno nelle dichiarazioni di intenti, sembrano molti. Maggiore trasparenza, riduzione delle gerarchie, incremento del senso di appartenenza, sono solo i principali vantaggi che vengono individuati. Eppure, quando si tratta di implementarli, le cose sembrano completamente diverse e paiono prevalere altre considerazioni.

Soddisfa la strada delle assunzioni digitali

I social network rappresentano una risorsa preziosa anche per il mercato del lavoro. Le imprese che si appoggiano per le loro ricerche sui social network (LinkedIn su tutti), riescono a minimizzare i costi per entrare in contatto con candidati, anche di alto profilo. E quasi sempre sono soddisfatte. Negli Usa, per citare un esempio positivo, alla richiesta di assegnare un voto ai candidati selezionati attraverso i social network, i datori di lavoro hanno dato un sette pieno. Una valutazione superiore a quella sia dei candidati che arrivano in risposta agli annunci pubblicati sul proprio sito aziendali sia dei candidati selezionati negli incontri universitari e di quelli che arrivano attraverso i percorsi di recruiting tradizionali. Anche perché con i social network le aziende possono intercettare una risorsa preziosa e altrimenti inarrivabile: i candidati “passivi”, ovvero quelle figure che non stanno cercando attivamente un nuovo impiego ma che potrebbero essere interessati a cambiare lavoro di fronte ad opportunità allettanti.