Google Wave: la prova è valsa l’attesa?

Il rilascio di Google Wave, un servizio innovativo per la comunicazione real time che integra email, chat, wiki e molto altro, è stato accompagnato da vere e proprie manifestazioni di isteria da parte degli early adopter, impazienti di provare il nuovo tool della grande “G”.
Complice il diabolico meccanismo degli inviti, che già aveva funzionato bene nel 2005 ai tempi del rilascio di Gmail, blogger di tutte le specie hanno perso ogni forma di aplomb, e nel tentativo di assicurarsi l’accesso non hanno esitato a implorare – pubblicamente – amici, nemici e sconosciuti. D’altra parte, il meccanismo (subdolo) era fin troppo chiaro: Google lancia un nuovo servizio cool a numero chiuso. Se non sei in, non sei nessuno.
Il gioco ha funzionato talmente bene da degenerare: ne sono prova le catene di S. Antonio su FriendFeed e Twitter per avere un invito, le newsletter-trappola che avrebbero dovuto avvisare del rilascio di nuovi inviti (felicità di chi è riuscito così a farsi ottimi database pronti per lo spam), e persino piazze virtuali di trading. Per non parlare degli inviti “offerti” alle signore.
A salvare la mia autostima di blogger ci hanno pensato Dema e una buona dose di tempismo. Quest’ultimo mi ha permesso di leggere subito il suo post su FriendFeed in cui, molto appropriatamente, si congedava dal primo approccio a Wave con un laconico: “no friends, no fun”, mettendo a disposizione i sui inviti.
24 ore dopo ero nel finis Africae del web. Il risveglio è stato piuttosto brusco: problemi di compatibilità con i browser, eccessiva pesantezza (solo in parte risolta dall’uso del primo client per Mac ), e la mancanza di uno scopo preciso in fase di testing hanno molto velocemente raffreddato il mio entusiasmo.
Non che ai guru sia andata meglio: mentre l’Italia e le sue blogstar dimenticavano per un attimo i loro account di microblogging per dare vita ad un enorme cazzeggio collettivo su Wave, i vari Rubel , Scooble e compagnia decidevano di passare oltre, dicendo per primi quello che nessuno aveva osato ancora dire: Google Wave è un progetto estremamente interessante, ma al momento è poco più di una demo. Mancano caratteristiche importanti (come l’integrazione con Google Docs), l’interfaccia e l’usabilità hanno ampi margini di miglioramento. E’ per molti, ma non per tutti: molto più utile per fare project management con il team di lavoro che per sostituire una buona pagina iniziale di Netvibes – idea che a suo tempo mi ero fatto quando erano trapelate le prime informazioni sul tool.
Non resta che aspettare novità da parte degli sviluppatori – già si vocifera di un app store apposito – magari tornando a giocare con Wave (ma anche Raindrop di Mozilla è da tenere d’occhio) avendo uno scopo un po’ più definito che non quello di esserci a tutti i costi…
Soltanto perchè io Walgo!