Da anni la possibilità di “vedere” con occhi nuovi attira l’immaginario umano, l’idea di una realtà aumentata solletica la fantasia, e così l’arrivo dei Google Glass è diventato una delle più discusse ed attese notizie per gli amanti della tecnologia.
Quando si è immersi nelle dinamiche di comunicazione sui social media, può capitare di scivolare facendosi rapire da quella che chiamo “la giostra ansiolitica dei numeri”: la verifica di aspetti tecnici, la corsa all’ultima implementazione, l’aumento dei follower.
Quando un’azienda è pronta ad essere social? Ho provato a rispondere per punti e rileggendo mi sono accorta che quello che avevo scritto era una specie di piccolo manifesto delle aziende social-oriented.
La funzione endorsement di Linkedin, introdotta non più di sei mesi fa, si trova sotto la sezione Competenze ed esperienze e permette ai nostri contatti di confermare una competenza che noi stessi abbiamo inserito.
Non è semplice definire quale sia il più corretto e coerente social per un’azienda, ma è ancora più difficile portare le aziende a fare un salto di mentalità tale che possa fare abbracciare pienamente lo stile comunicativo social.
Qualche giorno fa discutevo con un’amica sul concetto di influencer in rete. Cos’è un influencer? Una persona che, grazie alla sua attività in rete, è seguita fedelmente da un numero consistente di follower e ne può quindi influenzare il pensiero.
I social danno modo di esprimersi, ma l’utente deve comunque seguire delle regole, non solo quelle di buon comportamento, ma anche quelle scritte che indicano chiaramente il limite oltre il quale parte la censura.
Dopo aver capito che la buona presenza in rete è fondamentale per qualunque attività, vorrei concentrarmi su prodotti non necessariamente complessi o di lusso, ma ricercati: i così detti prodotti di nicchia.
ZMOT significa “Zero Moment of Truth” e rappresenta il concetto cardine dei nuovi paradigmi di web marketing. Il cliente ha sentito parlare di noi, dei nostri prodotti, dei nostri servizi, cerca in Internet, s’informa e definisce così se comprare o no il nostro prodotto.
Oggi avrei voluto parlarvi di Facebook, in senso positivo e canonico. Poi arrivano l’ennesimo invito a eventi assurdi, richieste bislacche e ti rassegni alla costatazione di quante persone ancora non sappiano gestire, usare e vivere Facebook.
Ci siamo, abbiamo capito in queste tre settimane che i passi basic per utilizzare (bene) Pinterest sono: content curation, strategia della tua board personale, cura e dedizione per la tua community. Possiamo finalmente creare la nostra board da condividere?
La scorsa settimana abbiamo analizzato due tipologie di boards di Pinterest. Le boards personali per le quali abbiamo capito quanto sia fondamentale la content curation e le boards condivise per le quali è irrinunciabile la strategia.





