OSE: quando la tecnologia è a basso impatto ambientale

L’uso dell’open source è ormai noto alle masse, ma per chi ancora non conosce questo temine, ricordiamo che si tratta di quei software non coperti da copyright, che possono essere utilizzati e sviluppati in libertà (ad esempio l’ormai più che popolare sistema operativo Linux, oppure il browser Mozilla Firefox).

Sull’onda dei successi guadagnati con questa condivisione e diffusione, si sta facendo sempre più forte l’interesse per la OSE, ovvero la Open Source Ecology. Ecco quindi un paradigma da imparare, perchè (si spera) entrerà in uso comune anche nella nostra lingua.

Di cosa si tratta nello specifico?

Siamo ormai saturi di prodotti e macchinari che ci vengono venduti da multinazionali e che offrono eventuale assistenza a pagamento, per qualcosa che è destinato a non durare in eterno.

La OSE nasce per contrastare questa egemonia, condividendo studi e nuove invenzioni per favorire il risparmio energetico, monetario e soprattutto ambientale di quei prodotti e macchinari di cui necessitiamo. Tutto questo è reso possibile da internet, in quanto utenti, ideatori e studiosi restano in contatto tramite il web. Con un’occhio di riguardo per il design e la creatività.

Nel futuro si auspica perciò la produzione di prodotti che durino nel tempo, realizzati con materiali ecologici e che rispecchino lo stile dell’utente finale, che attualmente è costretto ad acquistare qualcosa ideato e prodotto lontano (anche solo geograficamente) dal suo luogo di utilizzo.

Sul web si stanno ormai sviluppando diversi gruppi (su social, forum e community) per confrontarsi su quello che può essere definito un movimento vero e proprio. Non solo invenzioni tra gli obbiettivi dell’OSE, ma bensì il riciclo e la sensibilizzazione delle masse. Sempre usando la tecnologia, che mai come in questo caso fa rima con “ecologia”.

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