La migrazione da IPv4 a IPv6 avverrà lentamente

Con la fine del 2015 si è ufficialmente esaurita la disponibilità di indirizzi IPv4 anche per l’ARIN (American Registry for Internet Numbers) dopo che IANA (Internet Assigned Numbers Authority), APNIC (Asia-Pacific Network Information Center) e RIPE (Réseaux IP Européen) avevano comunicato l’assegnazione degli ultimi blocchi alcuni mesi prima.

Si potrebbe pensare che, con l’indisponibilità di indirizzi IPv4, il nuovo standard IPv6 finalmente verrà sfruttato appieno consentendo la connessione di tutti quei dispositivi che necessiteranno di un canale verso la rete (i device legati all’Internet of Things).

In realtà gli indirizzi IPv4 non sono affatto terminati! Anche se gli enti preposti alla distribuzione non hanno più blocchi di IP da assegnare, questo non significa che i provider abbiano già terminato la loro scorta di indirizzi. Ad esempio i più grandi ISP residenziali USA (Comcast, ATT, Verizon, Cox, Time Warner Cable, e Century Link) detengono almeno 238 milioni di indirizzi a fronte di circa 115 milioni di abbonati!

Questo significa che ci sono ancora molti indirizzi IPv4 a disposizione e che si sta sviluppando un fiorente mercato proprio relativo alla compravendita di questi indirizzi. Tutto questo non favorisce l’adozione del protocollo IPv6 che necessiterebbe di grandi investimenti per il nuovo hardware alla base della nuova infrastruttura.

Attualmente esistono paesi in cui l’IPv6 si sta diffondendo come ad esempio il Belgio (35,9%), la Svizzera (22,6%) e gli Stati Uniti (21,3%). Questi numeri sono certamente incoraggianti anche se la crescita fino ad oggi è stata lenta. La speranza è che annunci come quello della fine degli indirizzi IPv4 disponibili spinga i big del settore ad adottare la nuova versione del protocollo.

Il passaggio, seppur costoso, sarà inevitabile. Secondo le stime i dispositivi connessi alla rete entro il 2020 saranno circa 20 miliardi e IPv4 non può supportare numeri di questa entità. IPv4 utilizza infatti 32bit per la rappresentazione dell’indirizzo (quindi 4294967296 indirizzi totali) mentre IPv6 utilizza 128bit per rappresentare l’indirizzo (quindi 3,4e+38 indirizzi totali).

Attualmente, secondo una ricerca di Google, gli utenti che utilizzano IPv6 sono il 7% del totale durante i giorni feriali mentre questa percentuale sale al 9% nei giorni festivi. Questo significa che al momento gli ISP utilizzano infrastruttura IPv6 in misura maggiore per le utenze residenziali e meno per le utenze business.

Tuttavia numeri interessanti arrivano anche dalle aziende che fanno parte della Global Top 500 e dalla USA Top 500 in cui la percentuale di adozione è pari al 25% in un caso ed al 14% nell’altro.

La migrazione da IPv4 a IPv6 si compirà nei prossimi anni. Probabilmente ci vorrà più tempo del previsto a causa del commercio relativo agli IPv4 ma presto questi raggiungeranno costi tali che non sarà più conveniente per gli ISP acquistarli.

L’adozione di IPv6, nonostante presenti prestazioni non particolarmente migliori rispetto ad IPv4 (ad esempio in termini di latenza), permetterà a molti più utenti (e/o dispositivi) di connettersi e finalmente l’Internet of Things diventerà realtà proiettandoci in un futuro ancora più tecnologico.

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